Hotel Sertorelli - Passo Stelvio

La famiglia Sertorelli

 

La storia della famiglia Sertorelli, legata allo sci e allo Stelvio, non sarebbe pensabile senza l'ardita strada che nel 1825 l'imperatore d'Austria fece costruire con collegare la pianura lombarda al centro Europa.
Prima di allora il viandante che dalla Valtellina voleva portarsi in Tirolo, aveva a disposizione una sorta di mulattiera che da Pedenosso per le Scale di Fraele lo portava in Svizzera, nella valle di S.Maria, quindi a Taufer in val Venosta, a Glorenza, a Bolzano.
Circa ventisei ore di cammino per una strada adatta anche ai carri. I lavori di costruzione della strada, per ragioni climatiche, si limitarono a quattro o cinque mesi all'anno: in totale furono impiegati quattro anni e subito dopo iniziò il servizio di "pubbliche carrozze a più posti".
In una rimessa dell'imponente fabbricato dell'Hotel Bagni Nuovi, nato nel 1834 a Bormio, si poteva ammirare fino a qualche anno fa (ora è al Museo Civico) un esemplare superstite dell'antica diligenza.
Case cantoniere e "casini dei ròtteri" garantivano la percorribilità della strada dello Stelvio anche in pieno inverno. Proprio da una di queste Cantoniere, la Quarta, ha inizio la saga dei Sertorelli.
Nei primi anni del '900 era custode della Quarta Cantoniera Costante Sertorelli che, da buon montanaro, se nei mesi della grande neve si dedicava ai suoi compiti di custode del tratto di strada a lui affidato, nella buona stagione staccava dal chiodo la doppietta per andare a caccia; oppure si dedicava alla professione di guida alpina, scortando le prime comitive di escursionisti (principalmente inglesi e tedeschi) su per le "sue" montagne.
Fu nell'inverno del 1905 che Costante Sertorelli fece l'incontro che avrebbe condizionato la sua vita futura e quella di tutti i suoi discendenti, figli e nipoti.
Durante il suo quotidiano giro di vide sul pendio ripido della montagna due personaggi che venivan giù come fulmini, scivolando sulla neve. Avevano ai piedi lunghe aste di legno con le punte ricurve all'insù e brandivano un bastone col quale pilotavano la corsa.
I due si fermarono a pochi metri dal Costante, che li guardava allibito: prese mentalmente nota di come erano fatti quei favolosi attrezzi, e pochi giorni dopo, trovata la pianta giusta, nacquero i primi sci di casa Sertorelli.
Nella primavera del 1906 i notabili di Bormio, come da tradizione, andarono in gita al pizzo Umbrail; e molti chiesero al Costante, guida ufficiale della spedizione, che cosa mai fossero quegli stranissimi arnesi che portava sulle spalle quando poi cominciarono la discesa, si levarono gridolini di ammirazione: "Abbiamo visto il Tanti sparire in una nuvola di neve!" dissero.
Il Tanti insegnò (primo maestro della scuola Sertorelli) il nuovissimo modo di spostarsi sulla neve con gli sci ai primi neofiti, tra i quali ovviamente i suoi undici figli.
Alcuni di loro (Erminio, Stefano, Giacinto) hanno scritto pagine d'oro nella storia dello sci azzurro: una famiglia di campioni.
Nel 1925 iniziò la serie di vittorie di Erminio, il primogenito, che culminarono nel 1928 con la convocazione alle Olimpiadi di Saint Moritz.
Nel 1931 Erminio Sertorelli, durante il viaggio di nozze a Cortina, vinse la preolimpica di fondo, la 50 km. partecipando poi alle Olimpiadi di Lake Placid, nel 1932.
Nonostante la rottura degli sci e poi di un bastoncino lontano dai punti di rifornimento fu dodicesimo e primo degli atleti centro-europei.
All'arrivo venne festeggiato come un vincitore per il gesto di grande sportività che aveva compiuto: Saarinen, il finlandese che vinse la gara, perse un bastone in una veloce discesa; Erminio, che lo seguiva, fermatosi raccolse il bastone, portandolo al finlandese rivale, che potè così continuare nella sua corsa trionfale.
L'esordio in gara di Stefano Sertorelli avvenne in una domenica di gennaio del 1930, in occasione dei campionati di zona; il fratello minore di Erminio giunse per primo al traguardo.
Nasceva così il nuovo atleta che avrebbe portato ancora in trionfo Bormio: con lui arriva il primo "oro olimpico " per lo sci italiano nel 1936alle Olimpiadi di Garmisch.
Qui Stefano, con Silvestri, Scilligo, Perenni, vinse l'oro olimpico davanti agli atleti finlandesi e svedesi, sconvolgendo ogni pronostico.
Stefano si dedicò successivamente allo sci alpino, vincendo titoli italiani e gare internazionali. Contemporaneamente Stefano si dedicò con i fratelli all'insegnamento dello sci, affermando ed estendendo il prestigio della scuola allo Stelvio e a Bormio che, in queglianni, si stava trasformando da stazione solo termale a località di sport invernali.
La "scuola" dei Sertorelli aveva ancora un carattere alquanto artigianale; i corsi si tenevano alla Quarta Cantoniera in estate e a Bormio in inverno. Giacinto, detto "Cinto", nacque nel 1915, settimo figlio maschio del "Tanti".
Seguendo con ammirazione le imprese dei fratelli e la passione di questi per lo sci, Giacinto iniziò precocemente la sua attività sportiva realizzando così il suo più grande desiderio ed esordendo all'età di 5 anni con gli sci del fratello in modo esemplare; le sue prime discese vennero sottolineate tempo addietro dalle sue stesse parole: "quel giorno erano gli sci che mi reggevano, ora sono io che li domo e li comando".
Cinto già nel 1931 fu chiamato ai campionati Nazionali "Avanguardisti" di Asiago e vinse la gara di slalom, suscitando gli applausi dei tecnici presenti.
Gara dopo gara arrivò il momento delle scelte. Slalom o discesa? Cinto non ebbe esitazioni: "la libera è più pericolosa è vero, ma dà più emozioni", e decise di diventare liberista.
A questo punto entrò in scena il "grande Maestro", Leo Gasperl, che convocò a Claviere i virtuosi del discesismo italiano e non tardò ad accorgersi che nel giovane valtellinese c'era veramente la stoffa del grande campione; e Gasperl gli dedicò cure particolari, lo allenò con grande passione.
Nel 1936, in vista delle Olimpiadi di Garmisch, i discesisti si recarono al Sestriere dove Cinto stravinse, si classificò per le le olimpiadi e vestì la maglia azzurra, rappresentando l'Italia nella più classica delle competizioni internazionali di tutti i tempi.
Gli organizzatori diedero la precedenza nei numeri di partenza a elementi di scarso valore.
Cinto Sertorelli si avventò giù per la discesa velocissimo: sembrava che nulla e nessuno gli potesse strappare l'oro olimpico, quando la sfortuna lo colse al varco.
Un atleta bulgaro che lo precedeva era caduto; Cinto se lo trovò davanti improvvisamente in mezzo alla pista; per evitare di investirlo cadde a sua volta, ripartì e piombò sul traguardo:il vincitore lo precedette di soli 17 secondi; avrebbe stravinto.
A Innsbruck ai Campionati del Mondo dello stesso anno arrivò secondo dietro l'elvetico Rominger. Aveva appena venti anni e Leo Gasperl disse: "l'allievo ha battuto il maestro".
Grandi feste vennero date a Bormio e in suo onore i Bormiesi organizzarono una gara che fu la prima discesa del Vallecetta (diventerà una classica) e Cinto vinse a più di 100 all'ora (record che venne battuto da Costante Sertorelli figlio di Erminio nel 1954, successivamente da Stefano Anzi figlio di Costanza, nel 1966, e a pista rinnovata da Pirmin Zurbriggen nel 1985 che si laureò Campione del Mondo in occasione dei Mondiali di sci in Valtellina.
Gara di sciNel 1937 su 16 gare internazionali cui Cinto partecipò, 12 ne vinse e due volte arrivò secondo.
Ma la tragedia era alle porte. Alla settimana internazionale di Garmisch-Partenkirchen, su una pista ridotta ad un lastrone di ghiaccio, che l'incoscienza degli organizzatori aveva dichiaratoagibile, il giorno della gara su 100 concorrenti iscritti solo 70 presero il via, ne arrivarono 50 e gli altri si ritirarono.
Il nostro Cinto era nettamente primo all'intertempo; sulla linea della massima pendenza una gobba non segnalata lo fece uscire di pista andando a cozzare contro un albero che gli procurò delle lesioni letali.
Morì in ospedale alle 10 del 28 gennaio 1938.
Alla sua memoria venne concessa la medaglia d'oro al valore atletico.
A una parete dello Sport Hotel Sertorelli dello Stelvio ci sono gli sci del grande Giacinto, sono di hickory, laminati, con l'attacco Kandar e il nome inciso col temperino, Sertorelli Giacinto, proprio così come sul banco di scuola.
Se il colore dominante dei tre fratelli Sertorelli, Erminio, Stefano e Giacinto fu decisamente l'azzurro, per Pierino, il più giovane dei "Tanti", lo fu invece il grigioverde degli alpini. Battaglion Tirano, Scuola Alpina di Aosta, sciatore nella pattuglia veloce, poi caporale maggiore e infine sergente.
Scoppia la guerra e, dopo numerose traversie, la partenza per la Russia.
Il sergente Sertorelli venne promosso capo porta ordini, con 17 uomini al suo comando.
La fortuna lo assistette nel difficile compito; in un magazzino militare troverà infatti sci nuovissimi e scarponi che distribuirà ai suoi uomini ignari del fatto che avrebbero dovuto fare 1200 Km con gli sci ai piedi, avanti e indietro, lungo il tragico percorso della ritirata dal Don fino in Polonia.

Pierino SertorelliNella primavera del 1946, finita la guerra, Pierino ottenne dal Comune di Bormio la gestione del rifugio Sertorelli allo Stelvio e si occupò di ristrutturare lo stabile devastato, che sarà la sede della scuola di sci estivo fino al 1968.
Riavviare la scuola, nata dieci anni prima, non fu cosa facile a causa dei tempi duri, tipici del dopoguerra. Ma perseverò.
L'insegnamento dello sci a quei tempi non era fine a sè stesso, ma serviva da allenamento per le competizioni.
Lo Stelvio oltre che incomparabile aula scolastica è stato ed è ancora prodigo di importanti piste per l'allenamento dei futuri azzurri.
E' stato motivo di orgoglio e prestigio, al termine della carriera agonistica, per molti atleti nazionali insegnare presso la Scuola di sci Sertorelli.
Lo Stelvio oggi è a portata di mano, con una decina di alberghi, due funivie, una seggiovia, dieci ski-lift. Bormio è una stazione di sport invernali, al livello delle migliori località d'oltralpe, e si appresta ad ospitare (dopo la prima volta nel 1985) i Campionati del Mondo di Sci Alpino del 2005.
Lo Sport Hotel Sertorelli, allo Stelvio, inaugurato nel 1968 ha preso il posto del vecchio rifugio ed è sede della Scuola di Sci estivo. Nel 1952 Pierino mette in esercizio il primo ski-lift del Passo. E lui, il Pierino, ormai è il decano della famiglia.

Fratelli SertorelliI figli Egidio, Antonio e Maurizio, tutti e tre prima atleti poi maestri di sci, sono i pilastri di quell'impresa che i loro "vecchi" iniziarono oltre mezzo secolo fa. Arriverete ospiti e partirete amici: questo è lo slogan della Scuola Sci Sertorelli, e mai ci fu slogan più azzeccato.